È a poca distanza dal borghetto di Pratica di Mare che si trova la tomba di Sergio Leone, il “padre” del genere Spaghetti Western
Sergio Leone è uno dei più grandi nomi della cinematografia del Novecento. È al suo genio che si deve il genere Spaghetti Western, una definizione apparentemente ingenerosa dietro la quale si celano film che hanno rinverdito il filone western, nato a inizio Novecento negli Stati Uniti d’America.
Scomparso il 30 aprile 1989, dopo una carriera ricchissima di riconoscimenti (David di Donatello, Nastro d’Argento, nominato al Golden Globe e al BAFTA), Sergio Leone riposa nel piccolo cimitero di Pratica di Mare, una delle frazioni di Pomezia.
Come mai un romano di Trastevere (visse infatti la sua gioventù a Viale Glorioso) ha visto le sue spoglie mortali accolte qui, a poca distanza dal mare? Il collocamento della tomba di Sergio Leone fu proprio una espressa volontà del regista, che già negli anni Sessanta aveva usato Pratica di Mare come luogo per girare alcuni dei suoi film.
Trovando la zona particolarmente tranquilla e rilassante, decise che alla sua morte avrebbe voluto riposare proprio nel cimitero, situato lungo Via di Pratica (circa 900 metri dal borghetto), e ne lasciò memoria nel suo testamento.
Alla sua morte, nel 1989, Sergio Leone venne sepolto dapprima nel Cimitero del Verano, il più grande e storico di Roma. Fu nel 1997, dopo l’acquisto di un appezzamento di terreno nel cimitero di Pratica e la costruzione di una sepoltura adeguata, che le autorità della Capitale autorizzarono il trasferimento della salma.
Oggi la tomba di Sergio Leone è composta da un bel baldacchino marmoreo, semplice ed essenziale, collocato su un pianale accessibile da tre scalini. Lo ricorda un’iscrizione che richiama il titolo di uno dei suoi film più celebri: C’era una volta, c’è, ci sarà sempre.



